Quando si chiamavano per nome e si stringevano le mani

faceva stringere le mani
la sete di libertà

abbandonare case amori
storie e foto in un cassetto

sognare soffrire
uniti, anche morire

-magari dentro a un fosso
ignoto sognatore
o in fila sulla piazza
come alle scuole, mai finite-

ma sempre gli occhi lucidi
di chi sa di avere amato
i riccioli di Ofelia
il futuro dei suoi figli

ubriachi e pasci
ora è facile dimenticare
attorcigliati come scorze al sole

chissà se avremo ancora sete

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